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Tradizioni ancestrali della Sardegna: viaggio a Luras

Luras, un piccolo paese della regione della Gallura, la zona della Sardegna che occupa buona parte della zona settentrionale dell’isola. Si raggiunge facilmente da Tempio Pausania, che dista 10 chilometri esatti, e da Olbia, che si raggiunge invece con un tragitto di una trentina di chilometri.

E’ un itinerario particolarmente caratteristico, adatto a chi vuole lasciarsi per un giorno alle spalle gli eccessi modaioli che contraddistinguono le spiagge della riviera nord-orientale, o semplicemente variare rispetto alla consueta giornata “sole e mare”.

La destinazione, Luras, è uno di quei luoghi in cui si possono scoprire le tradizioni e le radici più veraci della Sardegna, come spesso accade in questa terra quando ci si muove nell’entroterra.

Già nel corso del viaggio verso la vostra destinazione vi accorgete di star entrando in un paesaggio fuori dal mondo: viaggiate attraverso piante di olivastro millenarie, interrotte solo da rari stazii sperduti dei pastori galluresi. La prima destinazione del viaggio è costituito dagli insediamenti archeologici di Luras, terra abitata sin dal Paleolitico.

Luras offre quale maggiore attrattiva ben quattro dolmen: tre a struttura semplice (Alzoledda, Ciuledda e Billella) ed uno, il più bello di tutti, che presenta una complicata struttura (detto Alleè couverte de Ladas). I siti archeologici sono visitabili gratuitamente.

Lasciate le vestigia del passato preistorico di Luras, dovete assolutamente visitare il Museo Galluras, alloggiato in una casa rurale tipica, che espone una raccolta di testimonianze etnografiche del comprensorio, consistenti in circa 4000 pezzi. Una collezione amplissima e stupefacente, che copre una arco temporale si quasi 6000 anni, e arriva fino ai giorni nostri.

Uno dei “reperti” più interessanti risale proprio al XX secolo e, nonostante sia relativamente recente rispetto agli altri esposti, introduce il visitatore in una delle tradizioni più misteriose ed inquietanti della Sardegna.

L’oggetto in questione è detto semplicemente su mazzolu, e testimonia dell’ antichissimo rituale che vedeva protagoniste sas feminas accabadoras.

Sas accabadoras (dallo spagnolo acabar – terminare, porre fine) erano dette le donne che avevano il compito, su richiesta dei parenti, di porre termine alla vita di un malato terminale, onde evitargli unì agonia lenta e straziante. Queste donne praticavano, in effetti, una sorta di “eutanasia ante-litteram”.

Sulla base della tradizione, sas accadadoras, una volta che i parenti di un malato in gravi condizioni avevano richiesto i suoi servizi, si presentava vestita di nero e col viso coperto.
Per il malato rappresentava infatti la morte “in persona”, e tuttavia le era profondamente grato per chè poneva fine alle sue sofferenze.

Lasciata sola con il malato, sa accabadora soffocava con un cuscino il malato, oppure faceva ricorso a su mazzolu, il grosso e pesante martello di legno di olivastro costruito appositamente per dare la morte quando veniva vibrato al centro della fronte, e di cui un esemplare è visibile, come si diceva, al Museo Galluras.

 

Ringraziamo per l'articolo Curiosità su Firenze

 

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