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La S.S. Trinità di Saccargia

Una tappa fondamentale per chi ama e vuol approfondire la propria conoscenza della storia della Sardegna.

La bellissima costruzione romanica di Saccargia si trova nella Sardegna settentrionale, non lontano dalle zone turistiche più rinomate, come Olbia e Arzachena. Percorrendo la strada statale 597, verso Ploaghe, sarete folgorati dall’improvvisa apparizione della struttura adagiata sul lato destro della strada, caratterizzata dalla bicromia tipica del romanico pisano.

L’origine del nome “Saccargia” è discussa.

C’è chi avanza la teoria dell’espressione in lingua sarda logudorese: “S’acca argia” cioè la vacca pezzata; chi fa riferimento all’antico nome medioevale presente in un documento in lingua latina: “Sacraria”.

Secondo una leggenda la chiesa fu costruita da Costantino I e dalla sua consorte Marcus di Gunale, giudici di Torres. Questi erano desiderosi di avere un erede e si recarono a Porto Torres in pellegrinaggio alla basilica di San Gavino, per chiedere la grazia di un figlio.

Durante il viaggio si fermarono nel monastero camaldolese e durante la notte la Vergine apparve in sogno a Marcusa e promise la grazia di un figlio in cambio della costruzione, in quel luogo, di una chiesa dedicata alla S.S. Trinità. I regnanti del giudicato di Torres iniziarono subito la costruzione, chiamando maestranze pisane, e concessero ai frati i mezzi per ampliare il monastero.

Oggi gli studiosi sono concordi nel riconoscere due fasi costruttive della chiesa, che fu consacrata nel 1116. 

L'impianto architettonico

Alla prima fase d’impianto risalgono il transetto triabsidato e parte dell’aula, per opera di maestranze pisane, infatti, secondo R. Coroneo “l’opera pseudoisodoma, in canto netti calcarei e basaltici sommariamente sbozzati, è opera delle maestranze attive nel giudicato turritano alla fine del XI secolo".

A una seconda fase edilizia corrispondono l’allungamento dell’aula, la facciata (divisa in tre ordini), il portico, la sacrestia e il campanile per opera di maestranze pisano-pistoiesi attive nella seconda metà del XII secolo.

Santa Trinità di Saccargia oggi

La chiesa, come si presenta oggi, è il risultato di un restauro del 1903-06 che comportò una serie di manomissioni, soprattutto nella facciata, nel portico e nel campanile, dove è difficile riconoscere le parti originarie da quelle riadattate.

La chiesa riveste un ruolo importante per la presenza nell’abside mediana di uno dei pochi cicli d’affreschi conservati nell’Isola, risalenti alla seconda metà del XII sec. per opera di un pittore tosco-laziale.

Nella conca absidale è dipinto il Cristo Pantocrator seduto su un arcobaleno entro una mandorla iridata e tiene nella mano sinistra un libro aperto su cui si legge: “io sono l’alfa e l’omega…, l’inizio e la fine”.

La mano destra è in atto di benedire. Il Cristo è circondato da quattro arcangeli e due serafini.

Nel registro sottostante sono raffigurati i dodici Apostoli e la Madonna orante; in asse con la monofora è dipinta la scena della Crocifissione e nel registro inferiore entro riquadri sono rappresentate scene della vita di Gesù.

 

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